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Archeologia

Scoprire Castrolibero e le sue vestigia, rappresenta un momento ristoratore della mente e dell'animo. Le bucoliche contrade a corona del centro storico, poste in un delicatissimo scenario di luci e colori, serbano numerosi resti archeologici che stimolano la curiosità del turista e lo esortano a riflettere sui valori del passato.
La visita a questi silenziosi testimoni della storia, comincia dalla frazione "Motta". Il luogo, a ridosso del fiume Campagnano, conserva le rovine di una maestosa opera d'ingegneria idraulica di età molto antica. Si tratta delle "spalle" di un ponte, in blocchi di tufo, che gli studiosi locali fanno risalire all'età romana, collegandolo alla morte di Alessandro il Molosso nel IV sec. a. C..
Centro nodale delle polverose strade medievali che univano i feudi di Castelfranco e Mendicino con la vicina Cosenza, i resti, sorgono ad un centinaio di metri ad ovest dal punto di confluenza del torrente Janni col Campagnano; proprio al confine tra i comuni di Castrolibero, Cerisano e Mendicino. Le emergenze Murarie, lasciano intuire che la struttura ere ad "unica luce con le fondazioni di pietrame medio e malta, con una fascia centrale di sei o sette righe di conci tufacei di enormi dimensioni (m. 1.000 x 0,38 x 0,35) che continuano alle ali fino a circa 20 metri e con sopra una struttura poligonale di pietrame piccolo e malta". Sulle strutture di cima poggiava la volta di legno, che consentiva il passaggio.
Dalla spalla sinistra del ponte si origina un tracciato vario, oggi in parte nascosto dalla vegetazione, di considerevole interesse. L'arteria è larga quattro metri ed è coperta in alcuni tratti del percorso da grossi basoli di pietra. Il tracciato costeggiava la riva del fiume per un centinaio di metri e, nelle vicinanze di un antico villino feudale appartenuto ai Telesio e ai Sersale, si divide in due assi.
Un diverticolo, inerpicandosi verso l'alto, raggiunge la cima del "Cozzo Motta" dove affiorano gli avanzi murari di un avamposto militare normanno. Del complesso, originariamente formato da una torre isolata difesa da una doppia cinta muraria, rimangono le fondazioni e traccia di una porta d'ingresso posta nel lato settentrionale che guarda l'abitato di Castrolibero. Dal castello si dominava e controllava agevolmente ogni spostamento sul territorio. In mancanza della lettura archeologica non è azzardato paragonare il posto alla fortezza raffigurata nell'arazzo francese di Bayeux, del XII secolo, dove, su un terrapieno di terra e ciottoli circondato da un fossato, si erge una torre quadrata in legno di notevoli dimensioni.
Lo scavo stratificato, nel territorio di Castrolibero, ha fatto luce su altri insediamenti. Nel centro storico, nella località "Palazzotto", sono emersi gli avanzi di un sofisticato sistema difensivo, costituito da una torre circolare del 1500 (alta 80 cm e larga 1,30 m) e da una cinta muraria fortificata. Il sito militare faceva parte di un'organizzazione territoriale più vasta che comprendeva a600nche il vicino "Monte Castellaccio" di Cerisano, dove si rinvengono gli avanzi di un castello di forma quadrata con cortine e torri angolari.

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