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La Storia di Castrolibero

Di Castrolibero (Castelfranco) ritroviamo tracce nel 1248 ad opera del russo, il quale nel suo Regesto riferisce che il Papa Innocenzo IV, con Bolla Pontificia emessa il 6 giugno 1248 da Lione, restituì ad una non meglio precisata Bellae de Amicis, vedova di Guglielmo di Montemarano, le terre di Castelfranco (Castrum de Francio). A partire dalla metà del XIV° secolo, si verificò un aumento della presenza umana sulla collina castroliberese. A cavallo degli anni trenta e quaranta del XVI secolo, il feudo di Castelfranco era stato intanto ceduto ad un tal Annibal Caracciolo di Napoli. La maggior parte della popolazione era dedita al lavoro dei campi ed alle attività artigianali. La principale coltivazione che si praticava era quella del gelso.


Verso la fine del XVI secolo era sorta a Castelfranco l’Università ossia l’organizzazione politica ed amministrativa che oggi viene denominata “Comune”. Organo sovrano dell’Università era il “pubblico parlamento”. A Castelfranco le riunioni si tenevano nella pubblica piazza, più precisamente nel luogo detto “La porta” ed erano sempre preannunciate dal suono delle campane. L’atto più importante del “pubblico parlamento” era quello di redigere ed approvare il “libro dei fiscali”. Le deliberazioni dell’Università venivano poi convalidate con l’apposizione del “sigillo universale” che era costituito dalla rozza sagoma di due anatroccoli posti l’uno sull’altro.


Il 12 marzo 1638 sul paese si abbattè un terribile terremoto. Molti abitanti scapparono, i pochi rimasti ricostruirono le proprie case nei pressi della piazzetta antica (tra l’attuale via S. Giovanni e la Provinciale). Durante il periodo risorgimentale Castelfranco fu sede di una “vendita carbonara” capeggiata dai fratelli Michele, Pietro e Gaetano Parise. Castrolibero non fu esente dal fenomeno del brigantaggio. I briganti, ricercati dalla polizia, vivevano in grotte poste in luoghi impervi. A Castelfranco nascondigli furono la “Grotta di Donna Placida”, tra Castrolibero e la frazione di S. Lucia, e la “Cerza a Cruce” posta sopra il ponte di Campagnano, in località Andreotta. Dopo l’Unità d’Italia numerose bande di quei pericolosi delinquenti vennero sgominate. Un vasto programma di opere pubbliche, insediamenti stabili di forze di polizia, lotta al brigantaggio e alla delinquenza, erano, dunque, i primi passi della nuova dinastia verso una più evoluta forma di organizzazione sociale e civile.


Castelfranco, a causa delle numerose omonimie, dovette privarsi del nome che lo aveva accompagnato per oltre un millennio. Il sindaco Salvatore De Luca convocata un’assemblea straordinaria del Consiglio comunale, proponeva la denominazione di CASTROLIBERO, per l’orizzonte di aria di ogni parte libero di cui godeva e in memoria delle libere istituzioni. La nuova delibera comunale non incontrava altri ostacoli e il Sovrano, in data 26 marzo 1863, poteva formalizzare l’adozione di quella denominazione. Un’attività che per la sua grande diffusione valse al paese l’appellativo di “paese degli scarpari” fu l’artigianato calzaturiero. Questa attività, già diffusa verso la fine del 1800, diveniva veramente notevole a cavallo dei due conflitti mondiali.

 

Prodotto tipico di quegli artigiani, fu una calzatura molto rudimentale in cuoio detta “pulcina”. La presenza di grandi masse calcaree nel sottosuolo e la peculiarità morfologica della regione rendono Castrolibero ricca di acque pure e cristalline. Nel 1888 venne costruita una fontana nel luogo in cui da sempre fuoriusciva un rigagnolo di acqua il “Truglio”. Caratteristica di Castrolibero è la Torre che si erge nei pressi del luogo detto “Chiesa vecchia”. L’ideatore dell’opera fu il sindaco Achille Parise. Tutto era pronto per la realizzazione dell’opera, quando sopraggiunse il catastrofico terremoto dell’8 settembre 1905 che fece accantonare quel progetto. Dell’orologio si iniziò a parlare intorno al 1908 e si pensò di costruire una torre dove collocare la macchina. Nel 1912 venne infine acquistata la “macchina” dell’orologio che troneggia in cima al paese e che costituisce un elemento caratterizzante del centro storico.

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